A volte la vita è come un gioco in cui unisci i puntini: ci vuole un po’ prima di aver chiaro come sono andate le cose. Vincenzo Fioretto, titolare di Ventimetriquadri in via Bernini 64 a Napoli, mi racconta che era team leader per una multinazionale, viaggiava spesso, si occupava di risorse umane. Poi per uno di quei cambiamenti importanti che ti cambiano la vita stava per lasciare la sua città. Ha deciso di aspettare e rimanere, affittare casa ai turisti: una ragazza australiana gli ha portato un pacchetto di caffè, insistendo perché lo provasse. Incuriosito, cercando su internet ha scoperto la differenza tra caffè commerciale e caffè specialty. Dopo meno di un anno si è trovato seduto ad un tavolino di Ditta Artigianale a Firenze per poter assaggiare di nuovo quel caffè e poter parlare con il torrefattore Francesco Sanapo dell’apertura del primo caffè specialty a Napoli. Tutto questo, senza mai aver fatto il barista prima.

Il suo desiderio era far provare qualcosa di diverso ai napoletani, sicuro che sarebbe bastato spiegare e far scoprire il caffè specialty e avrebbero apprezzato la qualità. Indeciso se mettere un caffè tradizionale e uno specialty oppure soltanto specialty è andato a Roma da Faro: ha visto che il cliente vive due esperienze totalmente differenti e ha scelto di avere soltanto specialty. Proprio da Faro conosce Matteo Strano, che lo affianca per un mese insegnandogli tantissime cose sul caffè, ma soprattutto gli trasmette la passione per questo mondo. Dopo Matteo ha lavorato con Marco Travaglione, barista a Londra per nove anni, quindi con un approccio al cliente, alla professione completamente diverso. Ora con lui da qualche giorno c’è Giulia del Bono, che si sta formando. Se inizialmente il mondo dello specialty gli è sembrato una follia, oggi mi confessa che anche lui è maniacale. Un passo alla volta arriverà ad avere una Strada, per ora già avere La Marzocco a Napoli non è proprio da tutti.

Da giugno il pubblico napoletano sta già rispondendo alla grande e gli sta dando grandissime soddisfazioni. Tornano perché gli piace il caffè, ma pure perché hanno un posto dove conversare. Il wifi c’è ma quasi nessuno ne chiede la password. Preferiscono vivere l’esperienza, ascoltare cose sempre differenti e conosciuta la miscela della casa cominciano a sperimentare nuovi sapori. Per miscela della casa intende il caffè che ha scelto di proporre come primo approccio ai caffè specialty: Jump di Ditta Artigianale, oltre a 4 o 5 monorigine, per non confondere il cliente. Per ora racconta loro la differenza tra commerciale e specialty, un domani inserirà caffè di altre torrefazioni.

I clienti si sentono inizialmente punti nell’orgoglio, vogliono provare, vogliono capire e restano sorpresi di scoprire tante cose che nessuno gli ha mai raccontato. La soddisfazione più grande è quando portano amici o parenti a ripetere la stessa esperienza. Si presentano anche tanti torrefattori che stanno promuovendo i monorigine, i 100% arabica, contenti si sia aperta questa strada perché anche loro sono molto interessati al fatto che anche a Napoli si cominci a bere un caffè di maggiore qualità, in modo più consapevole. E in effetti nel giro di tre mesi ci sono già tre specialty a Napoli e uno in apertura a Pompei. Vincenzo è stato un ottimo apripista!